Metropolitan Museum of Art, New York. Il significato del serekht è evidente: il re nel suo palazzo era come Horus in terra, sua incarnazione e suo legittimo successore sul trono d'Egitto[72]. Particolarmente importante era, per i sacerdoti di Horus ad Edfu, il Rito del Mattino[92]: molto prima dell'alba veniva sacrificato un bue; all'alba il re[93][94], ed in sua sostituzione il Grande Sacerdote che recava l'epiteto de "Il re stesso", entrava nella Stanza del Mattino ove si purificava con acqua, incenso e natron; si recava quindi, rigorosamente da solo, al Santuario ove spezzava i sigilli in argilla apposti la sera precedente e rivelava il volto del dio. Una statua della VI dinastia, rinvenuta dall'egittologo Quibell nel 1898 presenta un tale copricapo pur essendo ormai il dio stato pienamente assimilato ad Horus[81]. Ancora a dimostrazione dell'importanza del culto di Horus, si consideri che tutte le pareti del tempio sono ricoperte di testi in corsivo e geroglifico particolarmente complessi e di difficile interpretazione (tanto che molti non sono stati ancora tradotti) giacché i sacerdoti tolemaici pensarono di riportare, per iscritto, tutti gli elementi mitologici, narrativi e cultuali che, sino ad allora, erano stati tramandati verbalmente, di generazione in generazione, o trascritti su papiro facilmente deperibile[91]. Il geroglifico rappresentante il nome Horus d'Oro, bik-nebu: Anche se Horus era una delle più antiche divinità dell'Egitto, ben presto i sacerdoti di Heliopolis cercarono di scalzarne il predominio ponendogli accanto il dio Ra, ovvero il sole. Mesen era sia un toponimo che un termine indicante Horus intento a infilzare un ippopotamo (incarnazione di Seth) con una lancia. Il suo culto nella Valle del Nilo si estese cronologicamente dalla tarda Preistoria fino all'epoca tolemaica e alla dominazione romana dell'Egitto. Essi vedevano come dei anche gli altri alieni suoi servi, poichè erano comunque creature venute dal cielo. Henri Frankfort (trad. Ricostituito pezzo per pezzo da Thot, l'occhio rappresentava anche la luna, dal momento che quest'astro sembra aumentare, di notte in notte, di sempre nuove porzioni. « Champollion », 2003, pp. Horus: Dio-falco patrono del cielo e soprattutto dio del faraone. Il terzo, Horus-Medenu, era l'Horus venerato a Medenu, una borgata del Fayyum, e conosciuto con il nome greco di Harmotes. Nel mito di Osiride, Horus è figlio di Iside e Osiride. L'insieme di questi cinque nomi costituiva il ren-maa, o "nome autentico", con il quale il faraone definiva la propria natura divina. Il Papiro Chester Beatty I, in ieratico risalente al regno di Ramses V, ma molto probabilmente riscrittura di un testo di epoca precedente, narra una delle più antiche versioni della Disputa tra Horo e Seth durata ottanta anni[88]. Il termine cheni significava "esorcizzare", mentre il chenut era una sorta di medico-guaritore, un esorcista incaricato di allontanare gli spiriti maligni e i morti pericolosi. Questo Horus, cieco, era considerato molto pericoloso, in grado di colpire indistintamente nemici e amici. Durante l'Antico Regno, l'iconografia reale mostrava la coppia Horus-Seth che incoronava il faraone mentre, durante il Medio Regno, si diffusero le rappresentazioni dove i due figuravano nell'atto di intrecciare una pianta di loto e una di papiro, piante araldiche delle Due Terre: questo tipo di immagini prendeva il nome di sema-tauy, o rito della "Riunificazione delle Due Terre"[67]. I Testi delle piramidi sono i più antichi documenti scritti della civiltà egizia: si tratta di una raccolta di centinaia di formule magiche e religiose incise sulle pareti delle camere sepolcrali nelle piramidi degli ultimi faraoni dell'Antico Regno. In ogni caso Horus, anche quando non è protagonista del testo, appare tuttavia come salvatore del mondo ed eroe per eccellenza[101] destinato a riportare l'ordine nel caos. Hor-Merti avrebbe dovuto invece trascinare una rete per catturare i nemici dell'anima del defunto[52]. La figura del dio Hor-imi-Shenut ebbe un culto nel corso di tutta la storia egizia; tale epiteto ha posto alcuni problemi di interpretazione ed è stato variamente tradotto "Horus delle corde", "Horus della città delle corde", "Horus legato con corde". Il valore e la pietà filiale fecero di Horus l'archetipo del faraone. Occhio di Horus simbolo egizio Occhio di Horus Horus , noto anche come Ra, il dio del cielo e del sole, aveva testa di falco e i suoi attributi erano la luce e la misericordia: nelle tombe reali sono stati rinvenuti spesso amuleti che riproducono l'occhio del dio, il cui scopo era proteggere il defunto nell'aldilà. Era assiduamente rappresentato come un falco — falco lanario o pellegrino — o come uomo dalla testa di falco (ieracocefalo) con la Doppia Corona dell'Alto e del Basso Egitto[5]. Jacques Vandier, "Une stèle égyptienne portant un nouveau nom royal de la IIIe dynastie". Museo egizio del Cairo. Questo sito contribuisce alla audience di. Molte espressioni raggruppano Horus e Seth nei binomi i "Due Dei", i "Due Signori", i "Due Uomini", i "Due Rivali" o i "Due Contendenti". Da tale situazione derivarono altre denominazioni sincretiche di Horus: Hor-Sa-Isis, ovvero Horus figlio di Iside; Hor-mer-tef, Horus vendicatore di suo Padre; Hor-Pi-chrod, Horus il bambino (sott. Contrariamente a Horus che incarnava l'ordine dello Stato faraonico, Seth era visto come un dio senza inibizioni, irregolare, confuso e perfino bisessuale (cercò senza successo di violentare Horus e Iside[63]). L'ultima operazione consisteva nell'incensamento del Santuario, cui aveva apposto nel frattempo un sigillo di argilla, girandogli attorno. Horus è la forma latina del nome egizio Hr la cui lettura è Heru, è il dio del cielo di Edfu. Anche il già citato Hor-Behedeti li riforniva di stoffe, ma alfine di garantire le offerte funerarie. R.T. Rundle Clark (1959/1999), pp. Jacques Marty & Paule Krieger), La royauté et les dieux : Intégration de la société à la nature dans la religion de l'ancien Proche Orient, Paris, Payot, 1951. pp. Herman te Velde, Seth, ou la divine confusion : Une étude de son rôle dans la mythologie et la religion égyptienne, Scribd, 2011, pp. - Codice fiscale, Partita IVA ed iscrizione al Registro imprese di Novara n. 01689650032, REA di Novara 191951 28100 Novara - Società con Socio Unico, Società coordinata e diretta da De Agostini S.p.A., - Sede legale in via G. da Verrazano 15, 28100 Novara (Italia). Il Dio egizio Horus, rilievo sulla torre destra dei piloni del tempio di Edfu in Egitto. Horus il Dio dalla testa di falco era figlio di Osiride e Iside. La loro elaborazione è però molto più antica e alcune forme particolarmente arcaiche sembrano risalire alla I e II dinastia. 45-6. cfr. Accadde dopo la contesa fra Horus (dio egizio chiamato Horon nella tradizione sumera) e Seth (figlio di Marduk e Sapanit, dio egizio conosciuto come Satu nella tradizione sumera) e dopo la battaglia aerea nei cieli di Tilmun (Terra dei missili, la Quarta Regione nella penisola del Sinai). Nei Testi delle piramidi, il faraone defunto è descritto mentre risorge come falco solare[24]. Fin dalle origini della civiltà egizia Horus fu ritenuto un dio capace di guarire gli esseri umani dalle loro malattie. da Luxor nell'Alto Egitto, adorò fin dal periodo predinastico un dio dalla testa di falco, Nekheni, il cui capo era sovrastato da due alte piume. Nel corso dei millenni, fu venerato sotto molteplici forme, analizzate distintamente dagli egittologi; questi aspetti eterogenei del dio derivarono probabilmente da differenti percezioni della stessa divinità sfaccet… Murales antico Egitto. Benché le figure di Horus e Seth siano estremamente antiche (risalgono al periodo predinastico), Osiride comparve solo più tardi, tra la IV e la V dinastia, nell'immaginario degli egizi. 1970 a.C.). Horus, nel corso di questo rituale, era Hor-neb-Hebenu, "Horus signore di Hebenu", e forniva i defunti di stoffe e panni funerari che, come corazze, li proteggevano dai tumulti e dagli attacchi dei seguaci di Seth. Tuttavia, questa opposizione non ridusse la teologia e l'immaginario religioso degli egizi a un mero scontro tra Bene e Male, simboleggiati da Horus e Seth: in un altro mito, Seth era protettore indispensabile di Ra[30] nella sua battaglia notturna contro il malvagio serpente Apopi[31] (probabilmente l'unica entità della mitologia egizia a essere intesa come realmente cattiva[32]) per potere sorgere ogni mattina. Sotto quest'ultimo aspetto, Horus affrontava lo zio Seth per vendicare il proprio padre e, sconfittolo dopo molte peripezie, rivendicava l'eredità di Osiride, divenendo finalmente re d'Egitto. Horus o Lei, Heru, Hor in Antico Egitto, è uno dei più significativi antiche divinità egizie che hanno servito molte funzioni, in particolare dio della regalità e del cielo. Horus di Ieracompoli, d'epoca incerta. * Nato il 25 dicembre (Riferimenti: Massey, Gerald . Durante il Nuovo Regno e segnatamente con la XIX dinastia, si instaura l'usanza di vasi canopici distinti, dotati di coperchi che rappresentano le teste dei quattro Figli di Horo. Testo 312; R.T. Rundle Clark (1959/1999), p. 150, cita gli studi specifici su tale testo eseguiti da A. de Buck in. Durante la I dinastia, il re in carica era un "Horus-Seth", come indica una stele risalente al regno di Djer (ca. Horus è simbolo delle forze benigne e vincitrici. Da questa unione miracolosa nacque Horus Bambino (Arpocrate), denominato anche Horsaset (Horus figlio di Iside)[28] o Hornedjitef (Horus che si prende cura del padre). - Una delle principali e più antiche divinità egiziane. Erano molteplici anche le forme in cui era adorato Horus bambino. Una delle divinità più venerate dall’antica civiltà egiziana era il figlio di Osiride e Iside: il Dio Horus. Horus è la forma latina del nome egizio Hr la cui lettura è Heru, è il dio del cielo di Edfu. Reperto E.25982. Alla fine del periodo protostorico, queste due città dell'Alto Egitto giocarono un ruolo politico-economico essenziale, al punto che si crearono tensioni tribali generate dalla concorrenza. Nella forma più comune del mito, Horus era figlio di Iside e Osiride e aveva un ruolo fondamentale all'interno del mito di Osiride, in quanto erede di suo padre — appunto Osiride — e rivale di Seth, il dio uccisore di Osiride[6]. Horus con Nectanebo II (XXX dinastia). Risale invece ai Testi dei sarcofagi[99] un vero e proprio testo drammatico[100], che molto probabilmente veniva recitato, che si apre con l'invocazione di Osiride a Horus: Oh Horus, vieni a Busiris! Quest'ultimo, assassinato dal proprio fratello Seth, dio del caos, è riportato in vita — per il tempo di un rapporto sessuale — dai poteri magici di Iside e Nefti. Una delle principali divinità egizie, Horus era figlio di Iside, dea della natura, e Osiride, dio del mondo sotterraneo; quando Osiride fu ucciso dal suo malvagio fratello, Seth, dio dell'oscurità e del male, Horus vendicò la … Il Papiro Brooklyn 47.218.84, d'epoca saita, fornisce preziose informazioni sul mito di Horit. Quindi Horus tornò in volo alla barca di Ra sul Disco Alato «che brillava di molti colori» e assistette all’ufficializzazione della sua vittoria per opera di Thoth, il dio delle arti magiche: Poi Horus, il Misuratore Alato, riapparve nel Disco Alato, che brillava di molti colori; e tornò alla barca di Ra, il Falco dell’orizzonte. Le prime immagini composite, con corpo d'uomo e testa d'animale, risalgono alle fine della II dinastia anche se, stando alle conoscenze attuali, la più antica raffigurazione di Horus come uomo ieracocefalo fu realizzata durante la III dinastia. p.13. Il culto di Horus si diffuse in Egitto già dal periodo predinastico, quello dei Re Scorpione. In realtà però in tale testo ci sono poche informazioni su Horus. Horus: nella mitologia egizia, dio del cielo, della luce e della bontà. Anche il nome del re Horus d'Oro avrebbe precisi riferimenti alla sottomissione di popolazioni adoratrici di Seth; il dio Horus, infatti, poggia sul geroglifico nbw (leggi nebu), ovvero oro, ed uno dei centri in cui maggiormente era adorato Seth era Nebet, ovvero Città dell'Oro. Il suo culto nella Valle del Nilo si estese cronologicamente dalla tarda Preistoria fino all'epoca tolemaica e alla dominazione romana dell'Egitto. Per quanto riguarda, sembra che durante le prime due dinastie la forma zoomorfa del dio sia rimasta la norma. 3300 a.C.), l'ideogramma "Hor" del falco servì a designare il sovrano, in carica o defunto, e poteva normalmente sostituire la parola netjer, che significa "dio", con una sfumatura aggiunta di sovranità. Horus rappresentava la terra fertile d’Egitto, il dio Seth la sabbia rossa del deserto. Determinato a riconquistare il trono, Horus sfidò Seth e, nella violenta battaglia, il giovane dio ha perduto un occhio. Nella concezione egizia, il Bene e il Male erano aspetti complementari della creazione, presenti in tutte le divinità[10]. Sotto re Narmer, identificabile con il mitico Menes[61], questo conflitto si sarebbe finalmente risolto a favore di Ieracompoli. Con il mutamento della antica lingua egizia nel corso dei secoli, il nome di Horus divenne /hoːɾ/ oppure /ħoːɾ/ (in copto, fase finale della lingua egizia) e in Ὧρος, Hōros (in greco antico). Il pantheon egizio comprendeva un grande numero di dei-falco: Sokar, Sopdu, Hemen, Horon, Dedun, Hormerti. Quali che fossero i suoi aspetti — falco celeste, dio creatore o figlio di Osiride — Horus fu sempre il dio dinastico per eccellenza, fortemente connesso alla figura del sovrano. Horus è raffigurato con il Simbolo Wedjat e la testa di un falco e ha iniziato la linea di faraoni. Plutarco, vissuto nel I secolo d.C., narra infatti, che Seth, fratello di Iside e Osiride, invidioso di quest'ultimo[102], organizzò un complotto e rinchiusolo in una bara a sua forma, affidò quest'ultima al mare. Hor-Semataui (Harsomtus), "Horus che unisce le Due Terre". Quando il faraone si identificava con queste due divinità, intendeva incarnare l'equilibrio di tutti gli opposti[65]. Horus, il dio egizio del cielo, è una parte importante della mitologia egizia. Benché adorato in molteplici nòmi, o distretti, egizi[8][9] il suo centro di culto principale fu ad Edfu. Horus (in italiano anche Oro o Horo ), è una divinità egizia appartenente alla religione dell'antico Egitto, fra le più antiche e significative del pantheon egizio. Poco oltre Horus risponde: [Osiride]...metti in movimento l'anima tua...tu sarai il padrone completo qua [in terra]. Françoise Dunand, Roger Lichtenberg & Alain Charron. Sposo di Hathor. R.T. Rundle Clark (1959/1999), pp. In ogni caso, Horus e i suoi numerosi aspetti ebbero sempre il primo posto, senza mai essere soppiantati dalle altre divinità in sembianze di falco (come fu invece per Bastet, inizialmente immaginata come leonessa e poi come gatta, per il prevalere della dea-leonessa Sekhmet[22]). Almeno fino alla fine del periodo predinastico, gli animali, fra cui i falchi, erano ritenuti superiori e iconograficamente più efficaci degli esseri umani: perciò, le potenze divine venivano illustrate in forma animale. Gli aspetti, le forme e i titoli principali di Horus furono: Nella mitologia egizia, Horus era soprattutto figlio di Osiride e nipote di Seth, assassino di quest'ultimo[6]. Nel pantheon egizio, difatti, le divinità apparivano, scomparivano, cambiavano nomi, attributi, caratteristiche e funzioni a seconda delle circostanze: ... Horus: Dio-falco maggiore di carattere celeste e solare, patrono della regalità ed effigie divina del faraone. Appartengono a questa epoca le prime raffigurazioni di divinità antropomorfe o mummiformi (a forma di mummia o defunto avvolto nel sudario) come Min e Ptah. Il suo occhio, l'occhio di Horo, è un amuleto distruttore di malvagi, infatti il suo mito narra che dopo aver ucciso il malvagio dio Seth, Geb gli abbia donato un amuleto distruttore della malvagità. Nella sua forma di Hor-Sa-Isis, figlio di Iside, Horus era invece considerato amico e protettore dei morti incarico in cui era aiutato da quattro altri dei, i suoi figli divenuti, durante il Secondo Periodo Intermedio, protettori dei visceri che venivano estratti dal corpo del defunto e che venivano, dapprima riposti in una cassetta a quattro scomparti. Estremamente complessa e articolata è la genealogia del culto di Horus in cui si sovrappongono anche differenti cosmogonie[75] in cui prevale, tuttavia, l'assimilazione del dio falco con il sole. A Eliopoli era venerato accanto a Ra. Nello stesso museo è conservata una statua dell'Horus di Ieracompoli, la cui datazione è dibattuta e va dalla VI alla XII dinastia: si tratta di una testa di falco sormontata da una corona costituita di due alte piume stilizzate, i cui occhi in ossidiana imitano lo sguardo penetrante dell'animale. Horus il giovane (Arpocrate) e il silenzio iniziatico, Miti di nascite divine nelle dinastie egizie, https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Horus&oldid=117058583, Voci non biografiche con codici di controllo di autorità, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo, Hor-Heri-Khenduf, "Horus che siede sul trono", Hor-Imi-Shenut, "Horus nella città della rete (, Hor-Khenti-Khem, "Horus primo in Khem (Letopoli)", Hor-Khenti-Kheti, "Horus sole che si leva a oriente", Hor-Khenty-Irti, "Horus con due occhi sulla fronte", Hor-Khenty-en-Irti, "Horus dalla fronte senza occhi". 138 e sgg. Uno dei nomi del tempio[90] era, infatti Djebat, ovvero Città del Castigo, con riferimento al fatto che in questa località Horus avrebbe vendicato il padre Osiride. (ant. A partire dall'epoca tarda, questa funzione si esplicò soprattutto nella figura del giovane dio Arpocrate e per mezzo delle magiche Stele d'Horus. Ou la politique sous le linceul de la religion (Enquêtes dans les Textes des Pyramides, 3) », ENiM 3, Montpellier, 2010, p. 77-107. Il dio Humenhen non è conosciuto, altrimenti che da questo testo: il suo nome potrebbe significare "Colui che ha colpito la placenta" (gli antichi egizi spiegavano il dolore del parto sostenendo che il nascituro colpisse la placenta)[107]. Questo titolo gli spettava quando in cielo non si vedevano né il sole né la luna (i suoi occhi). Probabilmente, sotto l'unico nome di HORUS si sono raggruppate numerose divinità ieracomorfe adorate per tutto l'Egitto, e in genere esse hannò assunto valore celeste o solare certo per un fenomeno di livellamento sincretistico. Il riferimento è ai due orizzonti dell'alba e del tramonto. 182 e sgg. I molteplici aspetti di Horus e i miti che lo riguardano si sono mescolati e confusi nel corso dei millenni; è possibile però distinguerne due forme: una infantile e una adulta. Antica scena egizia. L'integrazione di Osiride nel mito di Horus e Seth, verificatasi nel XXV secolo a.C., fu il risultato di una rivoluzione, o riformulazione, teologica (che l'egittologo francese Bernard Mathieu ha definitito "Riforma osiriaca")[58]. Anche nel mito osiriaco della morte e resurrezione del dio, Horus acquista particolare importanza giacché a lui spetta, come successore del padre Osiride e dopo l'azione vendicatrice nei confronti dei suoi nemici, l'operazione dell'apertura della bocca e degli occhi del predecessore consentendogli così di mandare fuori l'anima, di mettersi in cammino, mentre il corpo rimane legato alla terra[95]; il sorgere di Orione nel cielo meridionale, dopo il lungo periodo di invisibilità, è il segno della rinascita e dell'inizio della nuova stagione. Ciò troverebbe fondamento iconografico nella tavoletta di Narmer, una lastra commemorativa in siltite che evocherebbe la vittoria sui popoli del nord, in cui il re brandisce una mazza da guerra mentre si accinge a colpire un nemico; in alto, a destra, sovrastante il simbolo dei papiri che rappresentano appunto il Delta, un falco stringe nell'artiglio una fune legata al naso di un altro prigioniero che reca i caratteri somatici tipici delle genti del Basso Egitto.